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Vieste, la polis del Gargano

La costa di Vieste vista dal porto

La città d'Oriente del Gargano

Vieste è famosa per essere la città in abito bianco più a est del tavoliere delle Puglie. È in provincia di Foggia e fa parte del Parco Nazionale del Gargano. È molto particolare da visitare perché qui il fenomeno dell'erosione carsica ha disegnato magnifiche grotte. La città è a due punte: da una parte Punta San Francesco – rocciosissima e ripidissima, qui c'è il centro medievale con vicoli, archi, lunghe e irte scalinate, ma anche con il patrimonio architettonico e artistico più prepotente. Basti pensare alla romanica Cattedrale o al Castello edificato degli Svevi, – e dall'altra parte Punta Santa Croce, pianeggiante e per questo sede del porto e della movida odierna. In realtà i motivi della fama sono diversi e molteplici. Qui si prendono i traghetti per raggiungere le meravigliose e suggestive Isole Tremiti (se vi fidate, una capatina la farei anche lì), la Croazia e Manfredonia. Qui c'è l'inestimabile Foresta Umbra. Qui si è rifugiato Papa Celestino V dopo il rifiuto raccontato da Dante Alighieri nella Divina Commedia (se siete curiosi spulciatevela come ho fatto io: la conoscenza non è bella se non è sudata). Qui e solo qui si mangia la vera ciambott' (una fantastica zuppa di freschissimo pesce dell'Adriatico). Qui è dove la Preistoria c'è stata. «E ora c'ho le prove», per dirla alla Ceccherini.

Il monolite di Pizzomunno: la leggenda

Ed ecco le prove. O meglio La Prova. Il monolite di Pizzomunno, all'incipit della spiaggia del Castello, a sud del centro abitato. Una roccia alla Stonehenge alta 25 metri, l'emblema della città garganica. Sicuramente uno storico saprebbe spiegare la sua presenza, ma a noi che amiamo viaggiare e impicciarci delle culture altrui piacciono i racconti, le favole. Ed infatti vi aleggia una leggenda. Si narra che Pizzomunno fosse il nome di un giovane quando l'economia si basava sulla pesca e la massima aspirazione edilizia era una capanna con pontile. Nel villaggio c'era anche una ragazza bellissima di nome Cristalda. I due si innamorarono – ed è a questo punto del racconto che ho capito che aveva un finale triste, ahimè – ma Pizzomunno era un bel pescatore e quando prendeva il largo con la barca le sirene cercavano di ammaliarlo, fino al punto di offrirgli l'immortalità se fosse diventato il loro re e amante. Chiaramente fu tutto inutile. Il ragazzo era troppo innamorato di Cristalda. Una sera i due erano sull'isolotto di fronte alla costa ad ammirare il firmamento, quando le sirene divorate dalla gelosia afferrarono la donna e la portarono in fondo al mare. Pizzomunno non riuscì a salvare la sua amata e dal dolore divenne pietra lì dove l'aveva perduta. Respirate perché non è finita. La gente del luogo dice che ogni cento anni la bella Cristalda ritorni in superficie per riabbracciare il suo amore e vivere per una sola notte un sogno. Chissà che andando a Vieste non capitiate in quella fatidica notte.